La Rotonda di San Lorenzo


In Piazza delle Erbe, a fianco del Palazzo della Ragione, ai piedi di una gradinata dalla lieve pendenza, sorge una chiesa rotonda, la cui nascita risale all'epoca matildica. In realtà, la data esatta è assai controversa; molti studiosi, specialmente nei secoli scorsi, hanno affermato che essa prese il posto di un tempio di Diana, costruito in eta' romana. Inoltre, una tradizione generalmente accettata collega la chiesa al secondo ritrovamento delle reliquie di San Longino, inserendola in un piu' vasto progetto sacro che comprendeva un tempietto rotondo, situato fuori porta, e altri due edifici, dalla consueta pianta rettangolare, ubicati lungo un medesimo asse a poca distanza dal monastero benedettino. Tutta la materia e' lontana da un chiarimento definitivo. Nell'undicesimo secolo la zona era ancora suburbana, poiche' la citta' vera e propria era raccolta intorno a piazza Sordello. Tuttavia, il centro religioso era ormai dislocato intorno al monastero; la questione si complica in relazione alle abitazioni dei signori di Canossa, di cui poco si conosce. La pianta rotonda della chiesa ha spinto alcuni a credere che si trattasse di una cappella adiacente al palazzo di Matilde, sul modello di Aquisgrana. Certamente, balza agli occhi un'affinita' con il tempietto costantiniano di Gerusalemme, tanto piu' che il progetto prima menzionato doveva regolamentare un flusso di pellegrinaggio dai contenuti analoghi.

Comunque, l'anno generalmente accettato per la fondazione della chiesa e' il 1083, in pieno periodo matildico (un graffito murario trovato nel matroneo reca questa indicazione). La dedica a San Lorenzo, il martire romano morto sulla grata, provoca altre domande, soprattutto in relazione al rapporto che intercorre tra lo strumento della sua passione (grata = cratis, in latino) e la crocefissione di Gesu' Cristo, con la ferita sul costato (costato = cratis pectoris) per mano di Longino. Particolare interessante, in un elenco di chiese mantovane redatto all'inizio del nostro secolo, la Basilica di S. Andrea viene riportata con il nome completo di San Lorenzo Martire nell'insigne Basilica di Sant'Andrea.



L'interno, che presenta ancora resti di affreschi




La Rotonda venne chiusa nel 1579 su ordine del duca Guglielmo, forse infastidito dalla sua vicinanza al quartiere ebraico. La parte superiore crollo' e il resto dell'edificio venne nascosto da un gruppo di case. Nel 1907, i muri riapparvero fortuitamente, a causa di alcuni lavori di demolizione. Segui' il restauro e il rifacimento della cupola mancante, con la riapertura al culto nel 1926.

San Lorenzo e' formata da una navata centrale circolare, con galleria nell'ordine superiore, sorretta da dieci grosse colonne (8 pilastri in cotto, due colonne marmoree). Gli studiosi parlano di una forte intonazione barbarica, anche se l'interno appare disegnato secondo un canone di perfetta armonia. La porta originaria si apriva verso ovest. Rimangono tracce di diversi affreschi; i piu' interessanti sono senza dubbio quelli che risalgono al periodo romanico. A sinistra dell'abside, si intravedono quatttro angeli con le ali spiegate, intorno a una colomba o ad un calice; nella volta successiva altri sei angeli riccamente vestiti tengono nella mano un globo. Si intravedono poi slavati resti di Santi. Affreschi di ispirazione bizantina sono presenti nella decorazione delle colonne del matroneo e compongono alcune scene, ancora leggibili, tra cui risalta un'Adorazione dei Magi. Infine, un piccolo San Lorenzo gotico ci ricorda che la chiesa venne frequentata per lunghi secoli.

Infine, il visitatore attento notera' tre bassorilievi in cotto nella fascia che divide la galleria superiore da quella inferiore. Queste formelle rappresentano due grifoni alati, con serpi nel becco; tra loro, un vaso o un'anfora. E' un'antichissima simbologia orientale che dalla Siria giunge in Palestina, e viene poi accolta dalla cultura cristiana. I grifoni alludono appunto a Cristo; il vaso e' fonte di vita e di vegetazione. Il serpente e' il mostro originario, il diavolo tentatore che viene per sempre debellato. Per un confronto curioso, si vedranno nel museo di San Benedetto Po alcuni carri contadini ottocenteschi che ancora si fregiano di grifoni dal medesimo significato: ciò che è, non muore.


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author: giovanni pasetti